Mia figlia o mio figlio ha un disturbo dell’alimentazione?

Lo sport come “terapia” per ridurre tensioni, ansie e preoccupazioni quotidiane
Luglio 11, 2013
Disturbo D’Ansia Generalizzato
Settembre 6, 2013

Mia figlia o mio figlio ha un disturbo dell’alimentazione?

Si parla molto oggi di anoressia e bulimia e di disturbi del comportamento alimentare. Se ne parla con legittima preoccupazione data la diffusione crescente che i problemi del cibo e dell’alimentazione  hanno nella nostra società . I DCA sono, infatti, definiti come le “malattie della modernità”, cioè di un’epoca che privilegia il corpo, l’immagine, la magrezza e la bellezza, piuttosto che l’essere e la persona.

Tuttavia, i condizionamenti esterni non bastano da soli a spiegare come una funzione di vita  e di nutrimento possa ammalarsi e diventare un problema.

Nell’articolo che segue sono riportati alcuni segnali di avvertimento che possono aiutare a capire se una perosna cara ha biosgno di aiuto. L’idea nasce dalle domande e dalle richieste di aiuto che riveco  di tante mamme  e papà. Sono domande che parlano di incertezza, di confusione , ma anche di angoscia  e preoccupazione. Non abbiamo ben capito se si tratta di un probelma alimentare. Sospettiamo si tratti di un disturbo alimentare. Non sappiamo cosa fare?

Capire in anticipo se si è in presenza o meno di una problematica alimentare di origine psicologica ha una funzione preventiva e protettiva, cioè evita che molte situazioni diventino dei veri e propri drammi familiari.

Ma come può una funzione di vita e di nutrimento diventare fonte di sofferenza?

La cultura dell’immagine e l’ideale della magrezza, sicuramente hanno un ruolo importante nei DCA, ma  da soli non bastano. I messaggi di bellezza e di magrezza  devono  trovare spazio all’interno di difficoltà  personali e familiari. Queste difficoltà  sono l’impossibilità di  dare accesso di parola a tensioni emotive sentite come troppo dolorose o insormontabili, così che il corpo e il controllo del cibo diventano il linguaggio per dire a mamma e papà  “ho paura o faccio fatica a diventare grande”.

Ma come faccio a sapere se mia figlia/o ha un disturbo dell’alimentazione?

La dieta può rappresentare un segnale importante e significativo, in quanto, indica l’inizio di un processo ansiogeno legato al controllo del cibo. Intervenire in questa fase è fondamentale,in quanto, evita che i sintomi si intensificano fino ad alzare quella “muraglia” che i genitori conoscono molto bene.

Per l’anoressia  segnali di avvertimento importanti sono: perdita di peso rilevante in assenza di malattie organiche, eccessiva importanza data al cibo , al peso e alle forme corporee, tanto che pur in presenza di un forte dimagrimento le ragazze continuano a vedersi grasse,  fino a rifiutare la gravità del problema.

Un marcatore importante, oltre alla riduzione della quantità del cibo, è anche la selezione dei cibi ( vengono scelti cibi che contengono poche calorie).

Rispetto ad un comportamento  anoressico, un comportamento bulimico, lascia meno tracce visibili esternamente, in quanto si manifesta con modalità più silenti e nascoste. Vengono consumate grandi quantità di cibo, molto spesso  di nascosto, accompagnate da vomito autoindotto o eccessiva attività fisica. Spesso, momenti di dieta ferrea si alternano ad episodi di alimentazione eccessiva.

Sia quando il cibo si rifiuta, sia quando si divora, comportamenti che annunciano situazioni di rischio sono l’attenzione crescente per il cibo e il suo potenziale calorico, accompagnata dall’attenzione costante al proprio peso e alla propria immagine.

Disertare a tavola, ovvero non condividere più con gli altri il momento dei pasti rappresenta un segnale importante perché mette in luce la dimensione di ritiro o di rifiuto che accompagna questa malattia. Il cibo e l’alimentazione diventano,poi, frequentemente, il centro delle discussioni in famiglia.

Cosa è opportuno fare e cosa non è opportuno fare?

In presenza di una possibile problematica alimentare è importante non  giudicare e non  far sentire la ragazza/o eccessivamente controllata/o, perché quest’ultima/o sta già affrontando una difficoltà da cui non si sa dipanare, il giudizio amplifica le sue difficoltà andando a sviluppare aree caratteristiche di questa malattia. Non è utile dare consigli sulla perdita di peso o intraprendere una battaglia di volontà cercando di controllare o forzare a mangiare.

Invece, sarà più utile essere rassicuranti, mostrare stima e fiducia nelle capacità  della persona, e, con parole semplici e affettuose, aiutarla a comprendere che ha paura di qualcosa di cui non ha consapevolezza.

Cosa fare?

I probeli del cibo e dell’limentazione sono malattie psicogene, cioè originano dalla mente, ma passano attraverso il coropo.Rappresentano l’unica difesa/protezione possibile verso paure, angosce, traumi sentiti come devastanti. Tali paure non riuscendo a trovare “altra strada” per esprimersi, passano attraverso il corpo. Una terapia farmacologica o una  riabilitazione alimentare, se non sono affiancate da un lavoro psicoterapico, avranno scarso successo.

Rivolgersi ad un Centro per la cura dei DCA, oppure ad uno psicologo-psicoterapeuta specializzato nella diagnosi e terapia  dei DCA.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *