Curare l’ansia: Psicoterapia o Psicofarmaci?

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Curare l’ansia: Psicoterapia o Psicofarmaci?

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Star male o star bene non dipende solo da eventi biochimici. I farmaci offrono un aiuto temporaneo, se poi non si affrontano le tensioni, le preoccupazioni, i conflitti che stanno dietro un disturbo di ansia.

Soffro di ansia, prendo farmaci oppure no? Questa è sicuramente una delle domande che mi vengono poste più di frequente, insieme alle ai timori e alle perplessità spesso associate all’uso di psicofarmaci, cioè se possono dare dipendenza e se sono efficaci nella cura dell’ansia.

Per rispondere alla domanda soffro di ansia oppure no, va compreso innanzitutto di che tipo di ansia si tratta.
Occorre prima di tutto fare una diagnosi per capire di quale disturbo ansioso si tratta, in quanto i sintomi ansiosi hanno diversa origine e significato.
Dopo aver fatto una diagnosi è possibile definire un programma terapeutico per curare l’ansia.
Se se è vero che i disturbi di ansia non sono tutti uguali, è altrettanto vero che la terapia non può essere la stessa per tutti.

Nella cura dell’ansia,come nella maggior parte dei disagi psicologici, la terapia deve essere personalizzata.

Sicuramente tra gli specialisti ci sono posizioni diverse nella cura dell’ansia.
Esiste un tendenza diffusa a curare l’ansia solo con l’uso di psicofarmaci, senza tener conto di tutta una serie di significati che ci sono dietro un disturbo ansioso.
Così come c’è una tendenza altrettanto diffusa che è quella di rivolgesi al medico di base per farsi prescrivere blandi sedativi che non sempre funzionano.

La mia personale posizione è che non tutto dipende dalla biochimica, cioè lo star male o lo star bene non dipende solo da eventi biochimici sui quali non si può influire. Se dipendesse tutto dalla biochimica significherebbe che tutti ci possiamo ammalare.

La maggior parte delle persone che si rivolgono a me per un disturbo di ansia, hanno quasi tutte in passato sofferto di ansia e attacchi di panico, curate con la sola terapia farmacologica. Terapia che ha consentito loro di stare bene anche per un tempo significativo , ma sempre con la paura sulle spalle, e con un’ ansia di fondo che non ha mai smesso di fare rumore.

La terapia farmacologica può funzionare ma rimangono di fondo paure che non si dissolvono del tutto, e che in determinati momenti della vita riemergono.

Un’altra tipologia di persone sono quelle che si definiscono da sempre ansiose, riuscendo più o meno a gestire negli anni la loro ansia, ma ad un certo punto i sintomi prendono il sopravvento e ne rimangono prigioniere.
Il primo tentativo che fanno è quello di farsi prescrivere blandi sedativi dai quali non traggono grossi benefici, se non quello di riflettere sulla possibilità di una terapia con le parole.

Non è un caso che poi si rivolgono ad uno psicoterapeuta per curare l’ansia, in quanto da qualche parte devono avvertire che il problema è stato solo silenziato.

I farmaci offrono un aiuto temporaneo, se poi non si affrontano le tensioni, le preoccupazioni, i conflitti che stanno dietro un disturbo di ansia.

Tuttavia, un lavoro psicoterapico può essere affiancato, in alcune fasi, se necessario ad un supporto farmacologico.

Non escludo ,infatti, un supporto farmacologico ( da non confondere con al terapia farmacologica), da affiancarsi ad un lavoro di comprensione e di elaborazione dei sintomi ansiosi.
Un supporto farmacologico serve quando i sintomi non permettono più di vivere, allora in questo caso è necessario aiutare la persona a riprendere le sue attività, e nello stesso tempo cominciare un lavoro di comprensione dei sintomi.
Un supporto farmacologico ha un inizio ed una fine e se prescritto in maniera adeguata ,da uno psichiatra, non dà dipendenza.

Ovviamente le situazioni cliniche sono differenti, per cui ogni caso va valutato nella sua specificità.

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